
Le Strutture, di che trattasi, portano il nome del Fondatore; ne consegue, per ovvia deduzione, che nascono da ispirazioni evangeliche e da precarie situazioni ambientali, attinenti il comprensorio del Crotonese; prova ne è che, nel nostro territorio, non esistono Strutture adeguate, previste dalla Legge Basaglia, ancora in atto, per la definitiva demanicomializzazione e per la immediata risoluzione di drammatiche situazioni familiari.
Il crescendo delle presenze e l'incalzare delle domande di ricovero, nell'arco di vent'anni, hanno consigliato la realizzazione di quattro strutture residenziali, per l'accoglienza di circa duecento ospiti.
Proprio in vista della menzionata ispirazione evangelica, ai nostri ospiti viene dato il primato dell'uguaglianza in dignità, personalità e rispetto.
Per quanto concerne l'ampia gamma dell'apparato direttivo, anche se viene rispettata la gerarchia piramidale, si tende, altresì, ad una sorta di gerarchia triangolare, onde inculcare impegno solidale e fraterno, che annulli le distanze: uniti e non confusi, distinti e non separati, ognuno deve sentirsi artefice e responsabile come di cosa propria, anche se di cosa non si tratta, ma di persona.
Le quattro strutture come da autorizzazione regionale, non solo hanno l'unificazione delle prestazioni amministrative e direttive, ma offrono anche l'avvicendarsi dei pazienti a seconda della recrudescenza o miglioramento dei loro problemi psichici o psicofisici. A ben ragione, possiamo dire che le strutture sono state create a misura d'uomo.
La loro disabilità non deve renderli oggetto passivo di consumo, ma, in certo qual modo, soggetti attivi di produzione; ed ecco il rimedio: la loro lunga giornata, cadenzata dagli appuntamenti igienici, alimentarie e medici, viene integrata dalle forme più disparate di terapie occupazionali, le così dette “ergoterapie”: laboratori, giornalino, teatro, canti, giochi, gite, liturgie domenicali, rapporti affettivi.
Tutto questo a corredo e coronamento di quell'afflato evangelico che vede, nel soggetto patologico, un “alter ego”, da restaurare, una demolizione da costruire con pazienza, costanza e amore.
Tale inquietudine, che, a dire di Green, ci rende tranquilli, non comporta eccessivo lavoro, anzi dona profonda soddisfazione, se pensiamo di far leva sulle caratteristiche principali della follia, che non è violenza, escandescenza o ribellione, ma semplicità dolcezza arrendevolezza, riconoscenza e soprattutto trasparenza.
Ci vien fatto di pensare, dando spazio ad un pizzico di umor, che solo la follia ha una specifica grandezza; il paradosso è che le nostre amorevoli cure li riducono, “pro dolor” alla normalità…
|